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Risponde Marco Festelli, Presidente Nazionale di Confconsumatori.

È bene innanzitutto chiarire chi sono gli attori coinvolti nella sottoscrizione di una polizza vita: la compagnia assicurativa, il contraente, l’assicurato e il beneficiario. La compagnia assicurativa è l’ente che offre l’assicurazione vita, stabilendo termini e condizioni del contratto; il contraente è la persona che stipula il contratto con la compagnia assicurativa, versando i premi assicurativi; l’assicurato è la persona sulla cui vita viene stipulata l’assicurazione (può coincidere o meno con il contraente); il beneficiario è la persona designata per ricevere il capitale o la rendita previsti dal contratto in caso di decesso dell’assicurato.

Esistono diversi tipi di copertura, che elenchiamo di seguito:

  • Assicurazione temporanea caso morte (Tcm): copertura per il prematuro decesso dell’assicurato. La durata della polizza è definita dal contraente, spesso in base agli impegni familiari, come il periodo di studio dei figli. Se l’assicurato è in vita alla scadenza, il contratto si risolve senza restituzione dei premi.
  • Polizze vita miste: combinano coperture per il decesso e la sopravvivenza dell’assicurato. Garantisce un capitale in caso di morte o alla scadenza prestabilita, inclusi eventi come inabilità al lavoro o invalidità.
  • Polizze finanziarie: queste polizze mirano all’investimento piuttosto che alla tutela dai rischi. La gestione separata gestisce i premi investendoli in obbligazioni o altri strumenti finanziari. La restituzione del capitale è garantita al netto dei costi alla scadenza o in caso di riscatto

Il tipo di polizza vita più diffusa è quella ramo I: chi stipula la polizza versa un capitale unico o delle somme periodiche (i premi), l’assicuratore li mette insieme ai premi versati dagli altri clienti, e investe questo capitale. La compagnia garantisce la restituzione del capitale – al netto dei costi – alla scadenza della polizza o nel momento in cui quest’ultima passa agli eredi. Questa gestione separata è investita in buona parte in obbligazioni, specialmente titoli di Stato.

Le polizze ramo III, che comprendono le index linked e le unit linked, sono invece polizze di tipo “finanziario”, orientate agli investimenti, e possono dunque comportare dei rischi maggiori. A differenza delle polizze ramo I, queste polizze possono – ma non devono – garantire la restituzione del capitale. Anche gli investimenti sottostanti sono dunque diversi: non più in prevalenza titoli di Stato, ma anche investimenti più “aggressivi”. Nel caso delle index linked, il capitale che verrà restituito sarà più alto o più basso a seconda dell’andamento di un indice di Borsa o un paniere di azioni. Con le polizze unit linked, invece, il capitale che verrà restituito dipenderà dall’andamento di un fondo comune, che può essere costruito ad hoc dalla compagnia o può essere un fondo comune presente sul mercato.

Conoscere nel dettaglio le differenze tra le varie tipologie di assicurazione vita è fondamentale per compiere scelte consapevoli: solo in questo caso sottoscrivere una polizza può diventare un utile strumento di protezione finanziaria. La consulenza di un esperto può essere indispensabile per fare chiarezza sulle complesse normative vigenti e per trovare una soluzione adatta alle nostre esigenze.

Per saperne di più, scopri il progetto di Confconsumatori “Generazione F - Generiamo Futuro” (finanziato dal MIMIT. D.M. 6/5/2022 art. 5): https://www.confconsumatori.it/category/progetti_attivita/generazionef-generiamo-futuro/

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