Dismissione o voltura?

«Sono una studentessa fuori sede e ora devo lasciare il mio appartamento. Il proprietario mi chiede di lasciare ancora attive le utenze perché così non deve intestarsi una seconda utenza. Vorrei sapere se è una richiesta “legittima” e cosa comporta».

Risponde l’esperta Francesca Campanini, di Confconsumatori Parma

Con la firma di un contratto le parti si impegnano in un rapporto reciproco le cui caratteristiche sono poi indicate nel testo del documento. Possiamo molto semplicisticamente riassumere dicendo che il cliente si impegna a pagare i quantitativi di energia che il distributore gli fornisce. Solo il consumatore sottoscrittore del contratto ha la possibilità di reclamare o di chiedere delle variazioni, ma contemporaneamente è anche colui che deve provvedere al pagamento delle fatture e, nel caso di insoluti, è a lui che saranno indirizzati i solleciti di pagamento.

Nel caso in cui si lasci l’abitazione per la quale si era sottoscritto il contratto è necessario chiudere il rapporto col gestore. Se non lo facessimo resteremmo responsabili di una fornitura di cui non abbiamo contezza e, dall’altra parte, il nuovo utente non avrebbe alcuna voce in capitolo sul contratto per poterlo gestire al meglio.

Per terminare il nostro rapporto col fornitore abbiamo però la possibilità di scegliere due strade: la dismissione o la voltura.

La “disattivazione” è l'operazione necessaria per chiudere definitivamente l’utenza attraverso la chiusura del relativo contatore. Verrà quindi cessata l'alimentazione materiale della fornitura di energia anche con l'apposizione di sigilli. In questo caso, data la necessità della presenza del consumatore per dare l’accesso al misuratore, si consiglia di fornire tutti i propri contatti nella comunicazione di richiesta di chiusura.

La “voltura” è invece il passaggio di titolarità del contratto già attivo a un altro nominativo senza l’interruzione della fornitura. In questo caso è il nuovo utente che deve presentare la domanda di voltura al gestore dando le indicazioni delle proprie generalità e della titolarità a poter chiedere tale procedura (per esempio il contratto di affitto – o il rogito di acquisto).

Il consiglio che possiamo dare, in casi analoghi a quello della studentessa, è di non tenere a suo nome i contratti di nessuna delle utenze dell’appartamento che lascia, poiché sarebbe per lei impossibile poterli gestire e ne sarebbe sempre la diretta responsabile. Il proprietario dell’immobile non può obbligare l’inquilino uscente a tenere alcuna fornitura attiva, ma potrà accordarsi con lo stesso per la chiusura o per la voltura.

2020