Oltre le parole, dentro la comunità: al Fondo Comini il Festival delle Scuole Popolari di Italiano
Da SIMBO al Festival delle Scuole Popolari di Italiano. Al Fondo Comini di Bologna un'esperienza di comunità, integrazione e crescita.
Le Case di Quartiere sono sempre più il cuore pulsante della solidarietà locale: spazi aperti in cui i bisogni dei cittadini incontrano la forza del volontariato per tessere reti di accoglienza e inclusione sociale. È proprio all'interno di questa visione che ANCeSCAO sostiene e promuove le straordinarie progettualità che nascono sul territorio, dove la cura delle relazioni diventa lo strumento per non lasciare indietro nessuno. In questo scenario, la Casa di Quartiere Fondo Comini di Bologna rappresenta un esempio virtuoso di come l'associazionismo sappia intercettare i cambiamenti sociali, trasformandosi in un laboratorio di comunità.
Tra le sue iniziative più significative spicca il progetto SIMBO, la Scuola di Italiano Migrante Bolognina, che non si limita all'insegnamento linguistico ma sperimenta la lingua come ponte umano, fino a farsi promotrice del primo Festival delle Scuole Popolari di Italiano.
Di seguito il racconto di Chiara Castaldo, volontaria del Fondo Comini e fra le fondatrici di SIMBO e del Festival delle Scuole Popolari di Italiano.
Quando si pensa a una scuola di italiano per persone migranti, viene spontaneo immaginare un luogo dove si imparano verbi, regole grammaticali e vocaboli. Ma chi frequenta una scuola popolare sa che succede molto di più. Ed è qui che inizia la storia di SIMBO – Scuola Italiano Migrante Bolognina, nata nel novembre 2023 dall’iniziativa di un piccolo gruppo di persone che vivono il quartiere della Bolognina e frequentano la Casa di Quartiere Fondo Comini.
L’idea prende forma da un’esigenza evidente: creare uno spazio in cui le persone arrivate in Italia da ogni parte del mondo possano apprendere la lingua italiana. La Casa di Quartiere mette a disposizione gli spazi, ma tutto il resto è ancora da costruire: iniziano così mesi di incontri, confronti e progettazione per dare vita a una scuola che ancora esiste soltanto nelle menti di chi ha iniziato a sognarla.
Dopo un lungo percorso di progettazione condivisa, nel marzo 2024 partono i primi corsi. Fin dall’inizio, però, emerge con chiarezza che SIMBO non è soltanto un luogo dove si insegna e si impara una lingua. La scuola si trasforma rapidamente in uno spazio di incontro, relazione e comunità in cui chiunque decida di fermarsi, anche solo per un giorno, può trovare ascolto, confronto e nuove connessioni.
La lingua diventa così uno strumento, non il fine ultimo. Il vero valore della scuola è la possibilità di costruire legami e creare punti di riferimento per persone che spesso arrivano in una nuova città senza una rete sociale, senza amicizie e senza luoghi da poter sentire propri. A distanza di poco più di un anno dalla nascita, il progetto è cresciuto in modo sorprendente: oggi SIMBO coinvolge oltre 250 studenti e circa 50 persone volontarie che credono in questo progetto e nel modo in cui esso contribuisce a creare comunità.
La crescita della scuola ha portato anche a un confronto con altre realtà che operano sul territorio bolognese. Negli ultimi mesi SIMBO è, infatti, entrata in contatto con diverse scuole popolari di italiano della città per discutere di problematiche comuni, prima fra tutte quella relativa alla mobilità delle persone ospitate nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), che spesso rende difficile la continuità nella frequenza dei corsi e non solo. Gli incontri tra le diverse scuole hanno fatto emergere una consapevolezza condivisa: pur nelle rispettive differenze, tutte affrontano sfide molto simili. Classi numerose, frequenza discontinua, necessità di creare luoghi di incontro e socialità, percorsi di alfabetizzazione in un sistema di certificazioni linguistiche pensato quasi esclusivamente per chi ha anni di scolarizzazione alle spalle.
Ma soprattutto è emerso quanto queste scuole svolgano un lavoro fondamentale, spesso poco conosciuto dalla cittadinanza. Molte di esse esistono da decenni e continuano a colmare un vuoto che il sistema pubblico, da solo, non riesce a coprire. Ogni anno centinaia di volontari e volontarie dedicano tempo, energie e competenze per garantire a chi arriva in Italia (o chi è qui da più tempo) non soltanto l’accesso alla lingua, ma anche la possibilità di sentirsi parte di una comunità.
Da questa riflessione collettiva nasce il Festival delle Scuole Popolari di Italiano, la cui prima edizione si terrà al Fondo Comini nel fine settimana del 6 e 7 giugno. L’iniziativa vuole raccontare alla città l’impegno quotidiano delle scuole popolari, valorizzarne l’esperienza e creare occasioni di incontro tra studenti, persone volontarie e cittadinanza. Il festival rappresenta anche un'occasione per ribadire una convinzione condivisa da tutte queste realtà: insegnare l'italiano è importante, ma non è l'unico obiettivo. Le scuole popolari sono soprattutto ponti, luoghi che le persone attraversano durante il proprio percorso di vita e nei quali possono fare incontri, stringere amicizie, confrontarsi, scambiare idee e trovare sostegno. Perché, in fondo, il valore più grande di queste esperienze non sta soltanto nelle parole che si imparano, ma nelle relazioni che nascono. È lì che una scuola smette di essere semplicemente una scuola e diventa una comunità.
Articolo a cura di Chiara Castaldo, fondatrice di SIMBO e ideatrice del Festival delle Scuole Popolari di Italiano.