Invecchiamento attivo in Europa e in Italia [Parte 1]

L’invecchiamento della popolazione e l’affermarsi sempre più di un “nuovo anziano” ancora desideroso di recitare un ruolo da protagonista nella vita della comunità pongono in primo piano la tematica dell’ “invecchiamento attivo”.

In questo e nel prossimo appuntamento di questa rubrica analizzeremo cosa Europa e Italia stanno facendo perché possa realizzarsi “una società per tutte le età” e gli anziani possano mantenersi attivi e contribuire allo sviluppo socio-culturale ed economico della comunità.

CHE COSA SI INTENDE PER INVECCHIAMENTO ATTIVO?

La migliore definizione la si trova forse fra i documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in cui si definisce “invecchiamento attivo” "un processo di ottimizzazione delle opportunità inerenti la salute, partecipazione e sicurezza delle persone anziane, allo scopo di migliorarne la qualità della vita”.

L’OMS precisa anche che: "L’invecchiamento globale della popolazione comporterà richieste sociali ed economiche alle quali bisognerà far fronte. Mantenere la popolazione attiva è dunque una necessità non un lusso".

Nella definizione OMS d’invecchiamento attivo si mette in evidenza come per migliorare la qualità della vita delle persone anziane bisogna mettere in atto una serie di azioni che favoriscano la loro “salute”, la loro “inclusione e partecipazione alla vita comunitaria”, la loro “sicurezza”. Va anche precisato che il concetto di “salute” è da intendersi, in linea con la definizione dell’OMS, in un’ accezione più vasta che comprende non solo la salute fisica, ma anche quella mentale e psicologica.

La seconda affermazione dell’OMS indica chiaramente come – in considerazione degli attuali trend demografici che prefigurano una società sempre più vecchia – il mantenere gli anziani “attivi” rappresenti non un’opzione ma una necessità

  • Per l’apporto produttivo che le persone anziane possono offrire (nel mondo del lavoro, nel volontariato, nel trasferimento di conoscenze ed esperienze, ecc.)
  • Per il contenimento della spesa dei servizi socio-sanitari incluso il consumo di farmaci

ESISTE UNA MANIERA PER MISURARE IL LIVELLO D'INVECCHIAMENTO ATTIVO DI UNA REGIONE?

Nel 2012 la Commissione Europea e l’UNECE (Commissione Economica per l’Europa presso le Nazioni Unite) hanno sviluppato l’ Indice d’Invecchiamento Attivo (AAI: Active Ageing Index) che dà una valutazione quantitativa di quanto “attivamente” s’invecchi nei 28 stati membri dell’ Unione Europea. L’indice si basa su 22 indicatori a loro volta raggruppati in 4 grandi aree (vedasi fig.1):

  1. L'occupazione delle persone anziane
  2. L'impegno sociale
  3. Una vita in autonomia, salute e sicurezza
  4. Il contesto esterno a supporto dell'invecchiamento attivo

La figura sotto riportata mostra gli indicatori relativi alle varie macroaree:

invecchiamento attivo testo 1

 Fig. 1 – Gli indicatori che compongono l’Indice d’Invecchiamento Attivo (IIA) 

Nel 2019 è stato pubblicato il Rapporto 2018 sull’Indice d’Invecchiamento Attivo (IIA) basato su dati rilevati nel 2016. Il calcolo dell’IIA è basato su una media pesata dei valori degli indici delle varie macroaree. A livello mondiale invece è stato introdotto l’Hartford Ageing Index (HAI) che è una misura della qualità dell’invecchiamento ed è basato su 5 parametri: la produttività nella terza età, lo stato di benessere psico-fisico, l’equità sociale, la solidarietà sociale, la sicurezza.

QUALI SONO LE PRINCIPALI CONCLUSIONI DEL RAPPORTO 2018 SULL'INDICE D'INVECCHIAMENTO ATTIVO?

In Europa il livello medio dell’Indice di Invecchiamento Attivo è di 35,7; tale valore è basato sugli indici relativi alle 4 macrocategorie come indicato nella tabella seguente, dove vengono anche riportati gli indici relativi all’Italia e per ogni macroarea la nazione “più virtuosa” e quella in fondo alla classifica:

tabella 1

Tab. 1 - Indici di invecchiamento attivo in Europa

COM'È VARIATO NEL TEMPO L'INDICE D'INVECCHIAMENTO ATTIVO?

Il primo rilevamento dell’Indice d’ Invecchiamento Attivo si riferisce al 2008, mentre l’ultimo – come già detto – è quello relativo al 2016. L’indice medio Europeo - così come quello relativo all’Italia - è in continuo anche se modesto miglioramento come indicato nella tabella seguente (Tab. 2a):

Tabella 2

Tab. 2a – Variazione dell’ Indice di Invecchiamento Attivo in Europa e in Italia (2008-16)

Le variazioni (2016 rispetto al 2008) nelle varie macroaree sono riportate nella Tab. 2b:

Tabella 2b

Tab. 2b – Variazioni nelle varie macroaree (2016 rispetto a 2008)

C'È UNA DIFFERENZA DI GENERE NELL'INDICE D'INVECCHIAMENTO ATTIVO?

Gli ultimi dati disponibili (2016) indicano che in Europa l’Indice d’Invecchiamento Attivo per la popolazione femminile è più basso rispetto a quello relativo agli uomini di 3,1 punti (in Italia addirittura di 5 punti).

Sono pochi gli stati in cui l’IIA delle donne è migliore rispetto a quello degli uomini; la palma d’oro va all’Estonia con un +1,4. Il fanalino di coda è rappresentato invece da Malta con un gap di 7,1 punti a sfavore delle donne.

La macroarea dove in Europa si ha il gap maggiore è quella dell’occupazione (- 8,5 punti); solo nell’impegno sociale l’indice delle donne è superiore (+ 0,7 punti).

Risultati analoghi si hanno in Italia: la categoria con il maggior gap è l’occupazione con una differenza di -14 punti, mentre anche da noi l’impegno sociale è l’area in cui le donne superano gli uomini (+1,5 punti).

In termini di trend (dal 2008 al 2016) si ha in generale un miglioramento; il gap fra donne e uomini fortunatamente si va riducendo (di 1,7 punti in Europa e di 0.8 punti in Italia).

Tabella 3

Tab. 3 – Indice d’Invecchiamento Attivo - Differenze fra popolazione femminile e maschile

In Italia sia per gli uomini che per le donne ma con una maggiore incidenza per quest’ultime si è avuto un significativo aumento dell’Indice di Invecchiamento Attivo dopo il 2012.

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Fig. 2 - Crescita in Italia per gli uomini e le donne dell’Indice d’Invecchiamento Attivo

 

2020