Conto cointestato e valutazione di adeguatezza

«Io e mio marito siamo titolari di un conto corrente cointestato e con firma disgiunta ed abbiamo acquistato, anni fa, quote di un fondo di investimento che però, nonostante le rassicurazioni che ci erano state fornite dal nostro gestore finanziario, non ha garantito il capitale iniziale. Abbiamo manifestato il nostro dissenso alla banca presso la quale siamo clienti, senza ottenere ragioni. Ci sono rimedi per tutelare la nostra posizione?»

Risponde l’Avvocato Grazia Ferdenzi di Confconsumatori Parma

Innanzitutto occorre evidenziare che in caso di conto corrente cointestato ma a firma disgiunta, qualora il prodotto finanziario acquistato sia intestato a tutti i contitolari del conto, vi sia l’obbligo, per l’Istituto di Credito che lo propone, di procedere con la valutazione di adeguatezza del prodotto finanziario nei confronti di tutti i contitolari del conto che acquistano il prodotto.

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie, chiamato a decidere questioni come quella oggetto del presente quesito, ha infatti rilevato come la sottoscrizione di un prodotto finanziario ad opera di più contitolari di un conto, pur se con firma disgiunta, produca tutti gli effetti di un investimento congiunto e come tale la valutazione di adeguatezza debba essere condotta nei confronti di tutti i contitolari del conto.

Inutile quindi la difesa dell’Istituto di Credito che si fondi sul fatto che trattandosi di conto corrente con firma disgiunta sia possibile valutare l’idoneità del prodotto finanziario nei confronti di uno soltanto dei cointestatari, anche ammettendo che questi possieda caratteristiche tali da essere ritenuto, secondo lo stesso Istituto di Credito, idoneo a quella tipologia di investimento.

L’orientamento dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie impone dunque l’obbligo, per la banca o qualsiasi altro intermediario finanziario, di estendere la valutazione di adeguatezza a tutti i contitolari del conto, nel momento in cui viene proposto l’acquisto di un qualsiasi prodotto finanziario, non essendo sufficiente che uno solo dei contitolari sia “profilato” e giudicato idoneo.

In casi come quello del presente quesito, quindi, è possibile presentare un primo reclamo scritto all’Istituto di Credito e successivamente rivolgersi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie per chiedere il risarcimento della differenza tra il capitale investito e il valore dell’investimento al momento in cui gli investitori hanno avuto conoscenza del carattere non adeguato del prodotto finanziario rispetto all’unico profilo valutato dall’Istituto di Credito.

2020