La sanità in Italia a confronto con quella degli altri Stati Europei

Recentemente sono stati pubblicati due rapporti sulla sanità nei vari paesi del mondo...

 

  • Il Rapporto 2019 dell’ OECD (Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo)
  • Il Rapporto 2019 dell’Osservatorio sui sistemi e sulle politiche sanitarie redatto dalla Commissione Europea.

Entrambi danno un quadro aggiornato sulla salute e sui servizi sanitari nei vari stati. Questa nota, utilizzando le conclusioni di questi rapporti, intende fare un confronto della situazione in Italia con quella che si riscontra nelle principali nazioni Europee e in particolare in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svezia. Ci sono luci e ombre ma possiamo anticipare che il servizio sanitario italiano ne esce bene da questo confronto.

Anticipiamo le conclusioni in dieci punti:

  1. Gli Italiani campioni di longevità: la nostra aspettativa di vita alla nascita è di 83,1 anni e ci superano solo gli Spagnoli con 83,4 anni.
  2. Viviamo più a lungo ma dopo i 65 anni la nostra salute non è al top; dei 21 anni circa che mediamente ci restano da vivere dopo i 65 anni più della metà saranno in condizioni precarie di salute. Siamo al di sotto della media Europea e ben lontani dal caso eccezionale della Svezia dove per i 65enni ben 15 dei 21 anni restanti di vita sono caratterizzati da uno stato di salute ancora soddisfacente. Più del 50% degli ultra 65enni Italiani soffre di 1 o più malattie croniche, il 18% ha qualche forma di disabilità e il 41% soffre di depressione. Soprattutto quest’ultimo dato ci caratterizza negativamente dal resto d’ Europa dove la media di ultra 65enni con sintomi di depressione è del 29%.

  3. Nonostante i vari malanni la percezione che gli Italiani hanno della propria salute è buona; in Europa siamo cioè fra gli “ottimisti” e solo il 5,8% degli adulti ritiene di essere in cattive condizioni di salute. Ci fanno compagnia gli Olandesi (4,6%) e gli Svedesi (5,7%) mentre i più “pessimisti” sono i Belgi con l’8,6% degli adulti che ritiene di non star bene.
  4. Tra i maggiori fattori di rischio per la nostra salute siamo nella media Europea per quanto riguarda il fumo (19,9% di fumatori) ma preoccupa la percentuale di fumatori fra gli adolescenti (15-16 anni) che è di circa il 33% ed è la più alta in Europa. Il consumo di alcolici è tra i più bassi d’Europa (7.6 litri all’anno per persona); siamo fra i più virtuosi dopo la Svezia (7,1 litri) e ben lontani dalla Francia che detiene la maglia nera con 11,7 litri. Anche in questo caso però preoccupano gli adolescenti Italiani: un 33% di essi è coinvolto in almeno un episodio all’anno di sbornia (percentuale questa molto vicina a quella degli altri coetanei Europei). L’Italia si trova purtroppo all’ultimo posto per quanto riguarda la sedentarietà (solo l’1% degli Italiani adulti fa attività fisica in maniera regolare) e per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico che causa ogni anno circa 50 morti ogni 100.000 abitanti.
  5. Il sistema sanitario italiano adotta un approccio “universale”; è cioè accessibile a tutti anche agli stranieri legalmente residenti in Italia o agli immigrati irregolari in caso di servizi essenziali e urgenze. Ci sono però ancora notevoli differenze per quanto riguarda la qualità dei servizi offerti ad esempio a livello geografico fra Nord e Sud Italia, legate a fattori socio-economici (l’aspettativa di vita è mediamente superiore per chi ha redditi alti e chi ha un livello elevato d’istruzione). Il servizio sanitario è universale ma non del tutto gratuito e la quota delle spese sanitarie a carico del cittadino (23,5%) è al di sopra della media Europea (15,8%).
  6. La spesa pubblica per la sanità in Italia (8,8% del PIL) è al di sotto della media Europea (9,8%). Anche in termini assoluti la spesa medica pro-capite è di 2.487 Euro contro i 2.884 della media Europea.
  7. Per quanto riguarda il personale medico e paramedico, l’Italia è al di sopra della media Europea per i medici (4 ogni 1.000 abitanti contro la media Europea di 3,6) ma soffre molto per quanto riguarda gli infermieri (5,8 ogni 1000 abitati contro la media di 8,5 in Europa con un picco di 14,3 infermieri per ogni 1000 abitanti in Finlandia). In aggiunta ciò che fa più preoccupare è il fatto che i medici Italiani sono in Europa tra i più vecchi: il 55% ha più di 57 anni d’età, quindi andrà in pensione nell’arco dei prossimi 10 anni e il ricambio non è facile.
  8. La spesa farmaceutica trova difficoltà a decrescere e ciò per l’uso di nuovi farmaci sempre più costosi (es. farmaci oncologici) e per il ridotto uso dei “farmaci generici” da parte degli Italiani (poco più del 20% di tutti i farmaci commercializzati contro una media Europea superiore al 50%). I posti letto negli ospedali diminuiscono in linea con quanto succede anche in altri stati Europei e in compenso aumenta il numero d’interventi chirurgici effettuati in day hospital.
  9. Nonostante alcune carenze legate anche alla ridotta spesa pubblica per la sanità, il sistema sanitario italiano è tra i più efficienti (il secondo in Europa dopo la Spagna e il quarto al mondo secondo una ricerca fatta da Bloomberg nel 2018 sull’efficienza dei sistemi sanitari). I motivi di questo giudizio estremamente positivo sono legati al fatto che nonostante i limitati investimenti: il sistema primario di cura (rappresentato dai medici di base) è in grado di ridurre il ricorso al ricovero ospedaliero; è cioè in grado di fare prevenzione; il sistema secondario di cura (rappresentato dagli ospedali) è in grado di far fronte egregiamente a malattie gravi come ad esempio l’infarto miocardiaco acuto (i morti dopo 30 gg dall’intervento sono 5,4 ogni 100.000 abitanti contro ad esempio i 6,5 della Germania o gli 8 della Finlandia); il basso tasso di mortalità per malattie che possono essere previste (es. tumori al polmone, al fegato, alcune forme d’ischemie cardiache, ecc.) o trattate efficacemente e in tempo (es. tumore al seno, infarto, diabete, ecc.); l’elevata aspettativa di vita alla nascita.
  10. Siamo indietro per quanto riguarda la digitalizzazione del sistema sanitario. L’uso del fascicolo sanitario elettronico è abbastanza diffuso in Nord Italia ma è poco praticato nel Centro e Sud Italia con le sole eccezioni della Puglia e della Sardegna. Si spera che il Piano Triennale 2019-21 per la digitalizzazione del sistema sanitario dia impulso soprattutto alle tre priorità indicate nel Piano (fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, prescrizione elettronica).

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2020